Perchè l’oro sta crollando. Diagnosi di un declino?

È fatto risaputo che il valore dell’oro stia subendo un (quasi) inarrestabile declino.

Il picco massimo del suo prezzo, dopo oltre dieci anni di solida ascesa, è stato raggiunto il 15 settembre 2011: in tale data, si è parlato della bellezza di 1.900 dollari per oncia. Eppure, soltanto ad un anno da questo eccezionale valore è stato registrato un calo costante dell’oltre 15%. Può sembrare un paradosso, visto che l’oro è considerato un classico “bene-rifugio“, cioè un bene dal valore talmente costante e stabile da fornire un acquisto sicuro in tempi di inflazione o di crisi.

Potrebbe per l’appunto essere la crisi una causa del crollo? Sarebbe facile da intendere: l’eccessiva domanda di un “bene rifugio”, in tempi di instabilità di mercato, renderebbe tale bene molto meno affidabile.

Eppure non è così.

Secondo quanto riportato dall’analista Jordan Weissmann su The Atlanticla colpa sarebbe infatti da imputare alla Cina (sono dello stesso parere il Wall Street Journal e l’investitore Manfredi Catella di Hines). Secondo Weissmann, va considerato in primo luogo che l’oro è una materia prima, ed in quanto tale soggetta alla legge della domanda e dell’offerta: è il mercato a decidere il suo valore, sia in positivo (come negli scorsi 10 anni, in cui è salito da 300 a 1900 dollari l’oncia) che in negativo.

Quello che è successo sarebbe stato esattamente un calo nella domanda di oro da parte della Cina e dell’India, di una quantità che si stima essere attorno al 7%. Ciò sarebbe avvenuto per due ordini di ragioni: da un lato, il mercato orientale ha recentemente avuto una disponibilità molto maggiore di investimento dei propri risparmi, data la recente stabilizzazione del mercato azionario; dall’altro, vi è stato un consistente rallentamento nell’economia di questi paesi, e ciò contribuisce a risparmiare di meno e, conseguentemente, ad investire una quantità minore di tali risparmi in oro.

Secondo Weissman, la conclusione più importante che si può trarre da ciò è questa: se un bene-rifugio come l’oro può essere così fortemente influenzato dall’andamento dell’economia di uno stato, allora di bene-rifugio più non si tratta.

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