Il mercato del rame in deficit… in apparenza

Martedì Settembre 29thMetalli non ferrosi, Rame Category

Tratto da Reuters

TRADUZIONE A CURA DELL’UFFICIO STUDI WIN CONSULTING

L’International Copper Study Group ha appena pubblicato il suo report mensile con i dati preliminari per il primi 6 mesi del 2009. Dai suoi calcoli risulta che il mercato del rame ha registrato un deficit di 292.000 ton, rispetto al deficit di 234.000 ton nella prima metà del 2008.

Il World Bureau of Metals Statistics, che pubblica i suoi dati una volta al mese, non in contemporanea con ICSG, ritiene che il deficit del mercato del rame abbia totalizzato 153.000 ton tra gennaio e luglio, rispetto al deficit di 100.000 ton dello stesso periodo del 2008.

La differenza tra i calcoli dei 2 enti possiamo dire che rientra in un margine di errore accettabile e perlomeno comunque entrambi concordano nel dire che il mercato è passato in deficit, che potrebbe essere anche superiore al deficit registrato nel 2008.

DEFICIT POCO REALISTICO

Senza considerare che però, in realtà, il mercato del rame non è affatto in deficit, non è vero?

Facciamo un passo indietro e riconsideriamo i dati dell’ICSG per la prima metà del 2009 e la prima metà del 2008. I dati dell’anno scorso fotografano le dinamiche del mercato del rame prima del crac della Lehman a settembre. La crisi del credito era una presenza inquietante e penetrante ma era ancora ‘in quaratena’, o almeno sembrava esserlo, nel sistema bancario americano. Il mondo del commercio e dell’industria stava andando bene. In particolare, la crescita della produzione industriale cinese correva al ritmo di + 16% all’anno e, anche se la crescita economica del Dragone cominciava a dare segni di rallentamento, si trattava di una cosa positiva proprio perché il Governo di Pechino stava cercando di spegnere la bolla speculativa del mercato immobiliare.

Ora mandiamo avanti il nastro e arriviamo alla prima metà del 2009. La produzione industriale in tutto il mondo è scesa a dei livelli tali per cui il Governo USA è dovuto intervenire per evitare il tracollo di uno dei pilastri dell’economia statunitense, i colossi automobilistici USA.

La produzione industriale cinese è cresciuta appena del 3,7% nei primi 2 mesi dell’anno e non è ancora tornata sui ritmi del 1° semestre 2008. I dati d agosto 2009 mostrano che la crescita dell’economia cinese è stata pari al 12,3%, ritmo sostenuto rispetto al resto del mondo ma comunque ben lontano dai livelli cinesi di qualche tempo prima.

Come può, quindi, il mercato del rame aver registrato un deficit maggiore rispetto a quello dello scorso anno?

Beh, forse, ecco è perché qualcosa è successo dal lato dell’offerta. Dopotutto non è poi vero che Escondida, la miniera di rame più grande del mondo, ha avuto problemi durante tutto l’anno?

Beh, si è vero anche se l’ICSG ha calcolato che la produzione mineraria mondiale è aumentata nella prima metà dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2008.

E se si trattasse di carenza di rottami allora? Tutti sanno che la produzione di rame secondario rallenta nei periodi di crisi economica.

Questo è vero. La produzione di rame raffinato da fonti secondarie (rottami)è diminuita del 6,7%, vale a dire 92.000 ton, a/a a gennaio-giugno.

Ah ha!! Bene, e cosa dire della produzione di rame primario raffinato? Non è forse vero che le fonderie giapponesi hanno ridotto la loro produzione?

Si, è vero anche questo ed, infatti, la produzione di metallo raffinato primario è diminuita, ma solo dello 0,3% a/a, circa 23.000 ton.

Quindi, se in totale la produzione mondiale di raffinato è diminuita di 115.000 ton, non siamo arrivati neanche a metà strada nella spiegazione che può farci capire da dove deriva questo deficit nel mercato del rame.

E non abbiamo ancora preso in considerazione che il consumo nei Paesi più evoluti del mondo, l’Europa dei 15, il Giappone e gli USA, secondo l’ICSG, è crollato rispettivamente del 24%, 40% e 23% durante i due periodi.

Adesso come adesso, sembra essere abbastanza chiaro che qualcosa non quadra.

IL PROBLEMA CINA

Alla base delle nostre difficoltà statistiche c’è la Cina, e più precisamente il calcolo dell’ICSG secondo cui i consumi cinese di sono aumentati del 47% a/a, circa 1,2 milioni ton, annullando quindi il crollo dei consumi verificatosi praticamente in qualsiasi altra parte del mondo.

Riconsideriamo questo dato. Pur ammettendo una performance particolarmente buona dell’economia cinese durante quest’anno e persino ammettendo un maggiore consumo di metallo primario di fronte ad una carenza di concentrati … ma il 47%??!!

Come può questo valore quadrare con le cifre ufficiali del National Bureau of Statistics secondo cui la produzione di prodotti semilavorati in rame, il primo livello di consumo per il rame raffinato, è cresciuto ‘solo’ dell’11,4% nella prima metà dell’anno?

È ovvio che non può e la ragione non può essere il metodo utilizzato dall’ICSG per calcolare il consumo nel paese.

Perché il metodo è pressoché il medesimo che utilizzano tutti gli altri e si basa sulla formula: produzione nazionale + commercio netto +/- variazioni delle scorte nazionali (Shanghai Futures Excahnge).

Il problema con questo metodo sorge quando la Cina eccede con le importazioni per rimpinguare le scorte nazionali. Dato che per tutta la prima metà dell’anno le importazioni cinesi sono state da record, è logico che la formula dei consumi sia decisamente gonfiata.

Non è colpa di nessuno, è solo che le statistiche in pratica non possono distinguere tra le importazioni destinate direttamente al consumo industriale e quelle che invece finiscono nei magazzini di stoccaggio del Governo, dei commercials o degli speculatori.

Quindi, dobbiamo ammettere che siamo stati un po’ ingiusti con l’ICSG, a cui non si possono dare grosse colpe anzi bisogna riconoscergli il merito di cercare di creare ogni mese un report statistico accurato sul mercato globale di una commodity.

L’ICSG è meticoloso nel prestare attenzione ai limiti che affliggono il suo metodo. Per questo motivo, utilizza sempre il termine consumo apparente per denotare la domanda cinese ed ogni report mensile continue una descrizione dettagliata di come si calcola il consumo apparente.

Utilizza questo termine anche quando parla di deficit apparente.

In realtà, però, questo problema non riguarda solo il rame.  Anche l’International Lead and Zinc Study Group utilizza questa stessa metodologia.

Per questo, anche quando si parla di un surplus di 52.000 ton nel mercato del piombo durante i primi 7 mesi del 2009 bisogna fare molta attenzione. Il cambiamento di passo del commercio cinese di piombo è stato anche più drammatico di quello del rame, considerando che la Cina è passata dall’essere un esportatore netto da 20.000 ton tra gennaio e luglio 2009 per poi diventare un importatore netto da 131.000 ton a gennaio-luglio 2009.

DEFICIT APPARENTE, SURPLUS REALE

Quindi, cosa farcene degli ultimi dati dell’ICSG? In termini statistici, c’è ben poco che il gruppo o chiunque altro possa fare fin quando l’ICSG non avrà in mano dei dati più consistenti sui livelli delle scorte in Cina.

Questi dati vengono forniti dalla China Nonferrous Metals Industry Association in maniera irregolare e, solitamente, risalgono a mesi addietro. In ogni caso, quando verranno inclusi nei calcoli sulla situazione di domanda e offerta del mercato, il loro effetto potrebbe essere drastico. Quando, alla fine del 2007, queste cifre furono inserite nei calcoli, l’ICSG ha dovuto correggere la sua stima da un leggero deficit ad un forte surplus.

Nel frattempo, possiamo ascoltare quanto ci dicono i cinesi stessi circa le dinamiche del mercato cinese, entro i loro confini.

L’ente di ricerca statale cinese Antaike stima che le scorte non-visibili in Cina siano salite a più di 1 milione ton durante il recente boom di importazioni. Questa cifra include le 235.000 ton acquistate dallo State Reserve Bureau, ente statale che gestisce gli stocks del Paese. (è l’unico dato ufficiale di cui disponiamo) e le circa 850.000 ton in mano ad un insieme di players dell’industria, dai Governi locali e dagli speculatori.

Gran parte di questi stocks dovrebbero essere stati accumulati durante il picco delle importazioni della prima metà dell’anno.

Ora diamo nuovamente un’occhiata ai calcoli sul deficit ‘apparente’ dell’ICSG, inseriamoci un aumento delle scorte di circa 1 milione ton e, allora, risulterà ancora più chiara l’estrema importanza della parola ‘apparente’.

Deficit ‘apparente’? Si potrebbe piuttosto parlare di surplus reale, che è stato semplicemente spostato dalla sfera del visibile a quella dell’invisibile.

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