Il prezzo del greggio è del tutto arbitrario. Gli operatori che trattano i barili sul mercato “fisico”, vale a dire coloro che si occupano di ordini di acquisto e di vendita di carichi di greggio si lamentano di questo. Non esiste più alcun legame tra i barili di petrolio prodotti ogni giorno nel mondo, circa 85 milioni, e quelli trattati sui mercati del New York Mercantile Exchange (Nymex) e dell’Inter Continental Exchange (Ice), che nel 2008, quando il prezzo dell’oro nero è arrivato a toccare il record dei 147,27 $/barile (Wti), hanno raggiunto i 2 miliardi di barili al giorno, circa 25 volte i volumi del petrolio prodotto.
A spingere al rialzo i prezzi era la disponibilità di liquidità e la vendita da parte delle banche d’affari delle materie prime, soprattutto del greggio, come asset class d’investimento ai propri clienti. al momento del record del prezzo del greggio il 75% dei contratti future fosse in mano a quattro banche: si parla di Goldman Sachs, Morgan Stanley, Jp Morgan e Barclays. Viene, quindi, salutata con favore l’ipotesi di una maggiore regolamentazione del mercato che ponga un limite alla quantità dei future trattati. Teoricamente i future dovrebbe essere pari al numero dei barili prodotti al giorno. La decisione ovvierebbe alla mancanza dell’obbligo di consegna fisica del petrolio trattato. Inoltre le nuove regole eliminerebbero assurdità come quelle che vedevano lo scorso anno salire il prezzo dei future sul greggio, mentre rimanevano invenduti carichi di greggio “fisico” per mancanza di domanda.
Un’occasione per influenzare il prezzo del greggio è quella offerta dalla “finestra Platt’s“, che prende il nome dall’agenzia che pubblica i prezzi di riferimento per alcuni tipi di petrolio, come ad esempio l’Ural. La finestra è un arco di tempo di 45 minuti (dalle 16.45 alle 17.30) in cui diventano visibili gli ordini di acquisto e di vendita di carichi di greggio con consegna in alcune date determinate. In apparenza, uno strumento di grande trasparenza. In realtà, però, questa “finestra” permette anche dei grandi bluff. Una seconda implicazione dell’andamento dell’Ural è il fatto che il prezzo viene preso a riferimento dai paesi Opec fra i parametri considerati mensilmente per stabilire i prezzi ufficiali.
Esistono poi operazioni da “raffinerie virtuali”. Operatori finanziari possono acquistare petrolio e vendere allo stesso tempo gasolio o benzina come fossero una raffineria. Il risvolto negativo per gli operatori “fisici” è rappresentato dagli effetti che queste operazioni “virtuali” hanno sui prezzi dei barili “reali”.
Esistono poi altri meccanismi legittimi e funzionali per il mercato che possono essere usati per falsarlo. Prendiamo ad esempio il contango: una situazione di mercato dove il prezzo attuale del greggio è inferiore ai prezzi futuri. Questo permette agli operatori di acquistare carichi di greggio e stoccarli per rivenderli in un secondo momento. In tal modo si crea il volume degli stocks cresce più del dovuto ed esce fuori dal circolo produttori-mercato-raffinatori. Questi barili di petrolio stoccati possono essere rivenduti da un giorno all’altro sui mercati, falsandone in tal modo l’andamento.
Il prezzo del petrolio è, ormai, del tutto arbitrario
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