L’aumento dei prezzi porterà alla riapertura prematura di molti impianti

Giovedì Giugno 25thAlluminio Primario, NOTIZIE, Rame, Zinco Category

Tratto da Reuters

TRADUZIONE A CURA DELL’UFFICIO STUDI WIN CONSULTING

 

L’ascesa dei prezzi dei metalli, nella convinzione che la crisi economica internazionale stia arrivando al capolinea, potrebbe portare alla riapertura di molte miniere e fonderie, condannando così il mercato a prolungati periodi di sovra offerta. Fino ad oggi, un numero considerevole di riaperture si è verificato nell’industria dell’alluminio in Cina, ma un’ondata di annunci potrebbe arrivare da un momento all’altro in qualsiasi altra parte del mondo, dopo che tutti i metalli hanno registrato considerevoli rimbalzi rialzisti. Will Adams, analista di Basemetals.com, ritiene che il pericolo riguardi tutti i metalli. La tentazioni di riaprire gli impianti di fronte a questi nuovi prezzi è tanta, ma i produttori farebbero meglio ad aspettare e vedere come vanno le cose dopo l’estate. Bisogna ricordare che non c’è stato alcun incremento della domanda che possa giustificare un aumento della produzione. Alcuni analisti hanno indicato l’alluminio come il metallo più vulnerabile. Anche lo zinco desta qualche preoccupazione, perché molte fonderie sembrano voler rivedere i tagli alla produzione nel breve per poter approfittare dei rialzi dei prezzi ed incrementare i propri guadagni. Il consumo di metalli non dovrebbe mostrare segnali di ripresa significativi almeno fino al 4° trimestre 2009. Nonostante ciò, i prezzi sono già schizzati, alcuni supportati in parte dai fondamentali, altri no. 

 

Persino l’alluminio, per lungo tempo molto indietro rispetto agli altri metalli del comparto, ha registrato un vero e proprio rally negli ultimi giorni. Molti analisti, però, ritengono che l’aumento dell’offerta rappresenti una vera e propria minaccia per i prezzi dell’alluminio. Questo metallo deve già vedersela con le scorte LME che sono su livelli altissimi, poco al di sotto dei 4,3 milioni ton. Il mercato dell’alluminio ha approfittato subito di alcuni ribassi delle scorte e di un aumento dei cancelled warrants. Ma ora bisogna chiedersi e cercare di capire quanto ciò possa durare. David Wilson, direttore della divisone ricerca sui metalli di Societe Generale, ha detto che, se dovessimo assistere ad un rialzo repentino nella produzione di alluminio, le scorte ricomincerebbero subito a crescere. Wilson prevede che 1-1,5 milioni ton all’anno di capacità, che fino ad ora era rimasta chiusa, sia già stata riattivata in Cina. Tantissima altra capacità è pronta a ripartire al momento giusto, o per meglio dire al prezzo giusto. Tutto ciò andrà ad aggiungersi ad una serie di nuovi impianti. Massimo Rossi, analista Cru Group, ha affermato che poco più di un terzo della produzione mondiale di alluminio è in perdita (cash negative) ai prezzi attuali. Pochi produttori di zinco o rame, se non nessuno, stanno perdendo denaro con questi prezzi.

 

La maggior parte degli analisti tende ad essere più ottimista per quanto riguarda i produttori di rame, che non sembrano così pronti a riaprire impianti chiusi, in parte perché non ci sono stati poi tanti tagli alla produzione spinti dal calo dei prezzi. Si parla infatti di circa il 3,5% della capacità globale, rispetto al 15% nel mercato dell’alluminio e al 20% nei mercati zinco e nickel. Ma anche perché l’offerta di rame è destinata ad essere più limitata a causa di problemi alla produzione non legati ai prezzi, come scioperi, guasti alle attrezzature e minerale dal basso contenuto di rame.

 

Nonostante ciò, i prezzi di zinco e nickel potrebbero scendere insieme a quelli dell’alluminio se i produttori dovessero tornare sui loro passi e riaprire i loro impianti. Grahan Deller, analista di CRU Group, è preoccupato che le fonderie di zinco possano rivedere le loro decisioni e riprendere la produzione già a fine giugno. Dato che al momento dei tagli alla produzione i prezzi si aggiravano intorno a 1.100-1.150 $/ton e che ora hanno superato i 1.600 $/ton, non c’è ragione al mondo che impedisca ai prezzi di salire ancora di più nella seconda metà dell’anno. Anche la ripresa del prezzo del nickel ha convinto alcuni produttori cinesi di nickel pig iron a riprendere la produzione. Secondo Deller, nel mercato dello zinco potrebbero riaffacciarsi circa 250.000 ton che andrebbero a sommarsi al surplus dell’offerta solo nel 2009 che, senza considerare le scorte cinesi ammonta a circa 600.000 ton. La mancanza di concentrati potrebbe rappresentare l’unico freno alla riapertura delle fonderie. Anche se forse ciò non sarà sufficiente. I produttori che riattivano della capacità ferma potrebbero anche siglare contratti per vendere il metallo forward a questi prezzi elevati senza sentirsi più in obbligo di ridurre nuovamente l’output, anche di fronte ad una domanda assente. Secondo Adams, i prezzi sarebbero così rispediti al punto di partenza.

 

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