Ieri, 18 marzo 2008 la FED (Federal Reserve americana) ha intrapreso un’azione davvero straordinaria: il riacquisto di titoli pubblici per oltre mille miliardi di dollari. I primi 300 milioni verranno spesi nei prossimi mesi. Gli obiettivi di questa manovra sono sostanzialmente tre:
1) Abbassare i rendimenti dei titoli pubblici e, conseguentemente, anche di quelli privati che potranno emettere obbligazioni a tassi più bassi.
2) Fare una nuova massiccia immissione di liquidità nel sistema (senza stampare altra moneta) oltre quelle già effettuate nei mesi scorsi.
3) Svalutare (di fatto) il dollaro per rendere più competitive le merci ‘made in USA’ e più onerose quelle importate.
Con questa manovra eccezionale e da tempi di guerra, il sostegno della FED alla politica economica del presidente Obama diventa diretto e deciso come non mai. Il debito pubblico americano cresce (per via dei numerosi impegni di spesa varati dal governo) ma diventa meno oneroso grazie al crollo dei rendimenti (e all’azione della FED).
La reazione delle borse è stata molto positiva. Wall Street ha reagito con un rialzo del 2% dell’indice S&P e del Nasdaq. I rendimenti dei titoli di stato americani (treasury bond) sono crollati ai minimi degli ultimi 50 anni e il dollaro ha registrato il maggior ribasso giornaliero di sempre (3,60%). Contro l’euro è passato da 1,30 a 1,35. Le Borse europee hanno reagito positivamente.
Anche sui prezzi delle commodity le conseguenze non si sono fatte attendere. L’indebolimento del dollaro ha fatto salire le quotazioni dei future delle materie prime più sensibili a queste relazioni intermarket: petrolio, oro, rame, alluminio, caffè,cacao.
Su questa svolta della politica monetaria della FED sono allineate la BOJ (Bank of Japan) e la BOE (Bank of England). Altre banche centrali, siamo sicuri, seguiranno. Anche la BCE? Come altre volte, non siamo in grado di stimare cosa farà la Banca Centrale Europea visto il suo ristretto ambito d’intervento.
Spunti di riflessione
Il nuovo crollo dei rendimenti dei titoli di stato indurrà i risparmiatori a cercare altri “lidi” dove allocare i risparmi nel tentativo di spuntare interessi (rendimenti) più alti (con quale rischio?).
Il dollaro debole farà lievitare i prezzi delle materie prime e di conseguenza i prezzi dei beni finali (destinati al consumo): questo può essere un bene (perché allontana i rischi di deflazione) e nello stesso tempo un pericolo (laddove facesse salire troppo l’inflazione indebolendo ulteriormente i consumi). Inoltre, la nuova svalutazione del dollaro se dovesse perdurare, renderà più difficili le esportazioni europee, già oggi in decisa contrazione.
Allora , a noi comuni mortali non ci resta che piangere ? ( come recita un bel film di Troisi e Benigni di qualche anno fa). Restiamo fiduciosi e speriamo in un maggiore coordinamento dei ‘grandi della terra’ che a breve si riuniranno per fare il punto sulla crisi economica mondiale.
A cura dell’ufficio Analisi di Win Consulting
Venerdì 20 Marzo 2009
Scusa , ma noi europei le materie prime le paghiamo in dollari o in euro?
Giovedì 26 Marzo 2009
credo dipenda da lei… e dai suoi fornitori.
se invece lavora con i future li compre/vende in $.