OBAMA E LE BORSE

Mercoledì Gennaio 21stAnalisi Fondamentale Category

Ieri, martedì 20 gennaio 2009, si è insediato alla Casa Bianca il nuovo presidente degli Stati Uniti, Barck Obama e, al contrario di quanto ci si poteva aspettare, i mercati finanziari di tutto il mondo lo hanno accolto con un forte ribasso.

A tal proposito riportiamo un articolo del Dott. Natoli:

Più che il dolor potè il digiuno…
Ieri, 20 gennaio, Barak Obama è diventato il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. E’ un afroamericano,  erede di quegli schiavi che dall’Africa venivano deportati in America, dove c’era bisogno di manodopera  praticamente a costo zero. Davanti a oltre 2.000.000 di persone che hanno sfidato un freddo polare, Barack Obama ha fatto il suo discorso d’insediamento cercando di elencare tutti i problemi sul tappeto a cominciare da quelli economici che sono drammatici.
Da quel formidabile luogo simbolo della finanza mondiale che è Wall Street (la Borsa più importante del mondo) dove gli operatori sono stati per ore incollati al video per eseguire il discorso del nuovo Presidente, è arrivato un segnale inequivocabile: basta con le parole, passiamo ai fatti. Nella borsa di New York come d’altronde in tutte le altre borse del pianeta, aperte durante il discorso, le vendite sono state il “leit motif” della giornata borsistica.
Vediamo qualche dato:
Il Dow Jones ha perso oltre il 4% , lo Standard & Poor oltre il 5% e il Nasdaq quasi il 6%.
In Europa, tutti i listini chiudono in forte perdita con ribassi che superano il 2%.
Nei mercati valutari il dollaro cede contro lo yen e scende sotto quota 90 ma tiene contro l’euro. La sterlina accusa un nuovo tonfo e perde contro tutte le principali valute (euro, dollaro, yen ecc) .
Tra le materie prime, forte ribasso dell’indice generale CRB Index che perde il 5% nonostante il rimbalzo dei prezzi dell’oro.
Secondo i principali commentatori economici, il crollo dei mercati nel giorno di Obama, non è da imputare al suo discorso ma ai dati negativi che hanno colpito soprattutto il comparto dei bancari che hanno accusato perdite davvero ingenti. Insomma parafrasando il conte Ugolino della Divina Commedia, “più che il dolor potè il digiuno” . Più che alle belle frasi ad effetto del Presidente Obama che in riferimento  alla crisi economica, ha promesso “azioni coraggiose e rapide”, il mercato ha reagito ai crampi della fame.  Quella fame di fiducia che attanaglia, ormai da diversi mesi, gli operatori esperti e la gente comune. Walter Riolfi sul Sole 24 Ore di oggi, rileva che nel discorso di Obama, non c’è stata la frase magica che Wall Street aspettava. Riolfi ha ragione se ciò a cui pensa ha a che fare appunto con l’iniezione di fiducia e ottimismo di fare cose concrete ed adeguate, che sono ben altra cosa della speranza e della sottovalutazione del problema, di cui finora  hanno fatto sfoggio i politici  e gli economisti di regime in America come in Europa o in Asia. Fiducia e certezza sono elementi fondamentali di cui  si nutrono i mercati finanziari, valutari e delle commodity.  E la fiducia soprattutto deve arrivare dalle Istituzioni importanti degli stati come i governi, le banche centrali o gli uomini che ricoprono funzioni delicate. “La fiducia costituisce lo snodo fondamentale per comprendere l’effettivo funzionamento delle relazioni fra imprese, fra aziende e consumatori nonchè le relazioni personali fra cliente e venditore”. Ci sono momenti particolari in cui l’iniezione di fiducia è l’unica medicina capace di rianimare il malato che è sotto shock. Quello di ieri era uno di questi momenti e, purtroppo, non è stato sfruttato bene o, almeno, questa è l’impressione che si ricava dalla reazione a caldo dei mercati nella giornata di ieri. Noi che siamo contagiati dal sano ottimismo della volontà, crediamo che questo presidente possa fare bene, ma ha bisogno di tempo.
Parlare ai mercati non è la stessa cosa che parlare alla folla degli elettori a cui si chiede il voto. Ci sono regole diverse che bisogna imparare; crediamo che il presidente Obama imparerà in fretta.

Alla luce di tutto ciò, e tenendo anche conto di quanto i metalli non ferrosi siano strettamente legati all’andamento delle Borse azionarie, pensate che possa inziare una fase positiva per l’economia e per i mercati e per il settore dei non ferrosi?

Cosimo Natoli - Responsabile Ufficio Analisi

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