UNO SGUARDO AL MERCATO OLTRE LA RECESSIONE

Venerdì Giugno 19thMetalli non ferrosi, Stagno Category

TRADUZIONE A CURA DELL’UFFICIO STUDI WIN CONSULTING

Per decenni il mercato dello stagno è passato da una crisi all’altra e la recessione in corso non sta facendo altro che creare nuove sfide per chi opera in questa industria. Parlando del breve termine, il mercato dello stagno è nuovamente in surplus, anche se questa condizione potrebbe invertirsi drasticamente nel giro di pochi anni.

Nel suo TIN ANNUAL REVIEW 2009, ITRI (International Tin Research Institute) ha analizzato l’impatto della crisi economica globale sui consumi, sulla produzione e sugli investimenti nell’industria dello stagno.

ITRI ha poi fatto le sue previsioni sui prezzi fino al 2013, immaginandosi diversi scenari.

Seguono alcuni punti chiave del suddetto report:

·         Il consumo mondiale di stagno è balzato oltre le 360.000 ton nel 2007, essendo salito di circa il 4% all’anno nel decennio precedente. Successivamente, però, i tassi di crescita hanno iniziato rallentare, anche prima dello scoppio della recessione.  La domanda ha iniziato a diminuire drasticamente nell’ultimo trimestre 2008.  Un’indagine tra i  consumatori e un’analisi delle relazioni tra consumo di stagno  e attività economica ed industriale indicano che c’è stato un calo del 10-15% nel consumo di stagno mondiale nel 2009.

 

·         I consumi di stagno dovrebbero iniziare a riprendersi nel 2010, anche se un vero e proprio rimbalzo non si avrà prima del 2011. Il ritorno a tassi di crescita di lungo termine nel 2012-2013 si rifletterà in un incremento dei consumi annuali, che saliranno a 385.000 ton/anno entro la fine del periodo preso in esame. Quasi tutto l’aumento della domanda dovrebbe realizzarsi in Cina e negli altri mercati emergenti sempre in Asia, con un incremento dei consumi sia di bande stagnate che di saldature.

 

·         La produzione mineraria di stagno ha toccato il suo picco storico nel 2005 e nel 2006, arrivando a quota 320.000 ton/anno, ma ha cominciato a diminuire da quel momento in poi. Il calo è stato accentuato dalla crisi finanziaria internazionale che ha anche causato ritardi o cancellazioni di alcuni nuovi progetti. Nel lungo periodo,  prezzi più alti saranno necessari per far aumentare la produzione al fine di combinarla con il trend di crescita nei consumi di stagno.

 

·         La produzione mineraria indonesiana è scesa dal record di quasi 140.000 ton nel 2005 a meno di 90.000 ton. Sebbene siano in corso una serie di investimenti in impianti di dragaggio in mare aperto, il progressivo esaurimento delle riserve accessibili gestite dalle aziende minerarie più piccole porterà ad un continuo calo della produzione.

 

·         Esiste un sempre maggiore gap tra, da un lato, il consumo e la capacità di produrre stagno raffinato cinese e, dall’altro, la disponibilità di materia prima a livello locale. La capacità cinese di smelting e raffinazione ammonta a circa 190.000 ton/anno, mentre la produzione di stagno in concentrati si è fermata a 100.000 ton/anno. Considerando che non esistono quasi progetti di nuove grosse miniere, la Cina dipenderà sempre più dalle importazioni di stagno, sia sottoforma di metallo che di concentrati.

 

·         Fuori dalla Cina e dall’Indonesia, ITRI ha individuato nuovi progetti minerari, già commissionati o comunque molto probabili, con una capacità annuale combinata pari a 38.000 ton/anno, ma anche altri possibili progetti da 35.000 ton/anno. Nonostante ciò, virtualmente, nessun nuovo progetto diventerà operativo nei prossimi 3 anni e anche quelli individuati da ITRI non sono economicamente fattibili ai prezzi attuali.

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